Roma,…………………

Al Presidente del Consiglio

Al Ministro per la Famiglia e Disabilità

 

Oggetto: La nostra posizione sulla Famiglia.

Signor Presidente del Consiglio,

Signor Ministro della Famiglia e Disabilità,

con questa lettera ci pregiamo di sottoporVi la posizione  espressa da numerosi padri e madri italiani di fede Cristiana Evangelica.

Innanzitutto intendiamo formalmente difendere le esternazioni del Ministro per la Famiglia e Disabilità, in conformità ai principi costituzionali espressi negli articoli 2-3-29-30 della vigente Costituzione.

Come Madri e Padri di fede Evangelica desideriamo affermare e confermare che la genitorialità richieda un papà ed una mamma.

Pur non scadendo nella retorica della famiglia sotto attacco, ci sentiamo però di sottolineare e sostenere le peculiarità di questa formazione sociale, basilare al vivere collettivo e civile, dando voce al nostro pensiero, esprimendo la nostra vicinanza verso la legittima posizione espressa dal Ministro della Famiglia.

Ci preme richiamare alcuni principi esposti nel documento “Quale famiglia per quale testimonianza?[1] che l’Alleanza Evangelica Italiana ha promosso e pubblicato nel 2016. Questo documento già allora fu sottoscritto da diversi leader del popolo evangelico italiano.

La famiglia è al centro di particolare interesse nel dibattito cristiano, pubblico e politico. Il mondo evangelico numericamente maggioritario in Italia e a livello internazionale ha in questi anni promosso una riflessione biblica, etica e pubblica sulla famiglia che rimane un punto di riferimento utile per la chiesa e la società.

  1. Nella Bibbia, il matrimonio, e per estensione la famiglia su di esso fondata, è un’istituzione stabilita sin dal principio a coronamento della bontà della creazione (Genesi 1-2). Distinto e prioritario rispetto a qualsiasi altra aggregazione umana, esso implica la comunione di vita fra un uomo e una donna che si uniscono tra loro in un progetto di vita comune (Genesi 2:24). I soggetti del matrimonio sono un uomo e una donna i quali, nella loro uguaglianza di dignità e nella loro differenza di sesso, sono complementari l’uno all’altro (Genesi 2:18). Sulla base di un patto liberamente contratto fra di loro, il matrimonio è finalizzato all’unione di due vite e aperto alla procreazione biologica e/o all’adozione della prole. Il matrimonio è infatti concepito per creare un ambiente stabile e protetti­vo per il passaggio della vita tra le generazioni, oltre a offrire il quadro ideale per l’espressione della sessualità del marito e della moglie (1 Corinzi 7:2). La famiglia è anche un’istituzione finalizzata all’educazione dei figli, affinché crescano “in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini” (Luca 2:52). Dall’unione matrimoniale flu­iscono i benefici della crescita, del rinnovamento e della stabilità nella società civile nel suo complesso.

Tale visione del matrimonio e della famiglia, stabilita al “principio” della creazione ed universalmente valida, è totalmente accettata nell’insegnamento di Gesù (Matteo 19:4-6), confermata dalla sua partecipazione alle nozze di Cana (Giovanni 2) ed illustrata dal paragone del Regno dei cieli con un banchetto nuziale (Matteo 22:1-14). Essa è altresì sostenuta negli scritti apostolici (Colossesi 3:18-21; 1 Timoteo 3:2) e addirittura paragonata alla relazione che esiste tra Gesù Cristo e la chiesa (Efesini 5:25-27). Questo per dire che, ogni lettura della Bibbia che estrapola un elemento soltanto (l’amore, ad esempio) e lo eleva ad assoluto e onnicomprensivo criterio della famiglia, non rende giustizia alla totalità, alla profondità e alla verità dell’insegnamento biblico.

Lungi dall’idealizzare la realtà, la Bibbia nel suo complesso rende conto delle distorsioni che il peccato dell’uomo e della donna hanno introdotto nel mondo creato da Dio. A causa della rottura dell’alleanza con Dio, l’unione matrimoniale può diventare uno spazio di relazioni soggetto a tensioni e conflitti (Genesi 3:16-17), abusi ed ingiustizie. La storia biblica registra le derive del concubinato e della poligamia, pur mantenendo sempre il modello del matrimonio monogamico come paradigmatico (Cantico dei cantici; Proverbi 5:18-19; Malachia 2:14).

Non sorprende, quindi, che, come già osservato, tutta la testimonianza del Nuovo Testamento sia inequivocabilmente chiara nel presentare l’opera della salvezza come richiamo al modello creazionale della famiglia, sempre minacciato dal peccato, ma altresì aperto alla guarigione operata dalla grazia divina.

  1. Pur essendo oggetto di continui tentativi di ridefinizione e di re-invenzione, rimaniamo serenamente convinti che la Parola di Dio, la nostra suprema fonte di autorità in materia di dottrina e di pratica, ci presenti la famiglia come un soggetto sociale voluto da Dio alla creazione del mondo e istituito grazie al patto di vita volontario e pubblico tra un uomo e una donna, all’insegna della fedeltà e della solidarietà e aperto alla procreazione e all’educazione dei figli, anche adottati.

La famiglia rappresenta un dato pregiuridico e prepolitico stabilito da Dio, possiede diritti propri e, in quanto “nucleo fondamentale della società”, ha diritto ad essere protetta dalla società, dallo Stato (secondo quanto sancito dall’art.16, terzo comma, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948, anche attraverso adeguate politiche fiscali e idonei sussidi economici) e da coloro che si dichiarano figli di Dio per mezzo di Gesù Cristo.

Essa costituisce, più ancora di un mero nucleo giuridico, sociale ed economico, una comunità di affetti e di solidarietà in grado di insegnare e trasmettere valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e della società. La famiglia è altresì il luogo dove diverse generazioni si incontrano e si aiutano vicendevolmente a crescere nella sapienza umana e ad armonizzare i diritti degli individui con le altre istanze della vita sociale

Alla luce di queste convinzioni che appartengono da sempre alla chiesa cristiana di ogni tempo, le cosiddette “famiglie arcobaleno” sono formazioni sociali che non rappresentano affatto la visione della famiglia sopraesposta, né sono compatibili con quanto sancito nell’articolo 29 della Costituzione Italiana. Al tempo stesso però il popolo evangelico riconosce le unioni civili[2] come forme sociali legittimabili, ma da distinguersi e in forma e in sostanza dalle famiglie.

Come firmatari del presente Documento, non ci tiriamo indietro dal dialogo, piuttosto lo proponiamo, ma ci aspettiamo che il dialogo sia franco, garbato  non condito dal “politicamente corretto”. La nostra franchezza è funzionale alla credibilità e alla linea di coerenza per promuovere dialogo e conoscenza nel tessuto sociale, vogliamo dare voce a tutti coloro che si richiamano dunque alla concezione classica della famiglia. Quali madri e padri evangelici  fondati sulla e nella Parola di Dio, desideriamo esprimere quello che la Bibbia afferma sulla Famiglia come solido fondamento per le generazioni presenti e future della nostra società.

In conclusione, colto il proponimento del Ministro della Famiglia, qualora fosse istituito un tavolo permanente di confronto sui temi della famiglia, auspichiamo che una Delegazione dei firmatari, possa parteciparvi.

In accordo con la Parola di Dio continuiamo a pregare per voi, per tutto il Governo e per le Istituzioni della Repubblica Italiana.

Nel porgervi i nostri più distinti saluti, vi auguriamo un buon lavoro.

[1] Consultabile integralmente all’indirizzo:

http://www.alleanzaevangelica.org/index.php/37-documenti-significativi/documenti-dell-evangelicalismo-italiano/433-documento-evangelico-sulla-famiglia-quale-famiglia-per-quale-testimonianza-evangelica

[2] Sulle unioni civili: http://www.alleanzaevangelica.org/index.php/news/9-attualita-italia/98-gli-evangelici-e-le-unioni-di-fatto; http://www.ministerio.it/wp-content/uploads/2016/02/3.2_RisorseEvangelicheSuUnioniCivili-1.pdf