Spettabile

Organizzazione Nazioni Unite – O.N.U.

Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres

 

Al Consiglio dell'Unione europea

Al Presidente Donald Tusk

Al Presidente del Parlamento Europeo

Antonio Tajani

Al Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana

Prof. Conte

Al Componente del Gruppo Interparlamentare “Famiglia, Vita e Libertà”

Senatore Lucio Malan

 

Al Senatore della Lega;  Pillon

 

Oggetto: Petizione contro la maternità surrogata.

 I Genitori Evangelici  d’Italia, fanno istanza alle su citate Nazioni Unite ed a tutte le Autorità a cui è indirizzata la “Petizione”, al rispetto delle Convenzioni sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione delle donne,  sui diritti umani e sui diritti dei bambini, di aprire una procedura volta a raccomandare il divieto della pratica della maternità surrogata in quanto incompatibile con il rispetto dei diritti umani e della dignità delle donne.

Perché gli esseri umani non sono oggetti, perché non possono essere consegnati, dati in affitto o venduti, chiediamo al Consiglio d’Europa di impegnarsi per ottenere il divieto effettivo della maternità surrogata.

La maternità surrogata è una forma di sfruttamento delle donne; i bambini non sono beni da prendere, concepire e abbandonare. Questa pratica cancella le loro origini. Si tratta di una forma di traffico di esseri umani. La maternità surrogata viola le leggi europee ed internazionali, in particolare le convenzioni sui diritti del bambino (1989), sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (1979), sull’adozione di bambini (1967 e 1993), sul traffico di esseri umani (2005) e sugli esseri umani e la biomedicina (1997).

Ecco le motivazioni del nostro appello:

  • Chiediamo a tutti i capi di Stato di dichiararsi pubblicamente a favore dei diritti umani di donne e bambini e del divieto globale di affittare uteri»
  • l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, ai sensi dell’Articolo 65 delle Regole di Procedura, condanna chiaramente ogni pratica di surrogazione, poiché contraria ai diritti e alla dignità delle persone;
  • i governi intraprendano la stesura di un testo che proibisce espressamente ogni forma di surrogazione in Europa;
  • la Corte Europea per i diritti dell’uomo, garante dei diritti delle donne e dei bambini, condanna la pratica di surrogazione, perché contraria ai diritti umani.

La difesa dei diritti umani deve adattarsi alle nuove minacce nei confronti degli esseri umani. L’Europa deve essere un esempio per l’abolizione universale della surrogazione.

La Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo ha, in effetti, considerato il principio della difesa della dignità umana un obiettivo primario da perseguire nel quadro della sovranità statale, ma anche nello spazio delle relazioni internazionali, escludendo così la legittimità di ogni pratica di scambio, commerciale o altruista, con oggetto l’essere umano.

La maternità surrogata consiste appunto nella specifica appropriazione delle capacità riproduttive delle donne. Essa porta ad esercitare un controllo estremamente severo su tutti gli aspetti della loro vita durante la gravidanza e a mettere in pericolo la loro salute fisica e psichica al solo scopo di soddisfare il desiderio di terzi.

A questo riguardo non bisogna lasciarsi ingannare dalla retorica sulla libertà individuale e sul “meraviglioso dono della vita”. La surrogata porta ad una effettiva cosificazione della madre e del bambino dato che crea consapevolmente una situazione di rinuncia e di abbandono.

Il desiderio di essere padre o madre non può essere elevato a diritto individuale del committente di disporre del corpo di una donna ed appropriarsi in tal modo della vita di un bambino.

 Il termine “gestante per altri” è volutamente riduttivo poiché lascia intendere che la gravidanza possa essere ridotta al funzionamento dell’utero come contenitore per soddisfare il desiderio di altre persone. Lasciando da parte il fatto che la madre “portatrice” mette a disposizione di altri non solo il suo utero ma tutto il suo corpo e la sua psiche per “fabbricare un bambino” destinato ad essere dato via al momento della nascita, vi è qui una contraddizione evidente tra lo sviluppo della ricerca medica che parla dei legami e degli scambi sia biologici che affettivi tra la madre e il feto e l’utilizzazione di una tecnica che li nega. Per legittimare la surrogata si sostiene che questi legami sono insignificanti e possono essere cancellati senza danno per la donna e il bambino.
La surrogata mette in pericolo la salute fisica e psichica della donna, visto che nella gravidanza e nel parto possono verificarsi complicazioni con possibili menomazioni o decessi.

 La pratica della maternità surrogata (detta eufemisticamente “gestazione per altri” o GPA) si risolve in numerosi obblighi e costrizioni che costituiscono autentici attentati alla vita privata e alla autodeterminazione della donna: il suo corpo e la sua salute sono messi a disposizione dei committenti e delle agenzie specializzate.

In molti casi la madre “gestante per altri” non viene neppure consultata su decisioni che toccano la sua salute. Nei casi in cui queste decisioni restano formalmente in capo a lei, ne perde di fatto il controllo per le conseguenze economiche previste dal contratto se agisce in contrasto con l’interesse dei committenti. Si è così arrivati a situazioni umanamente drammatiche e giuridicamente inestricabili, di cui la più evidente è quella di una eventuale interruzione di gravidanza imposta da terzi. Nei numerosi paesi dove essa è autorizzata, la decisione dell’interruzione volontaria di gravidanza appartiene solo alla donna incinta. Nella gestazione per altri la madre perde di fatto questa facoltà, che si tratti di una gravidanza che mette in pericolo la propria salute o di una malformazione del feto. Mettere a disposizione di altri il complesso della vita fisica e psichica della madre “portatrice” è un atto di limitazione della libertà delle donne, inaudito dall’abolizione della schiavitù.

Questa pratica è un fenomeno nuovo, favorito dallo sviluppo delle nuove tecnologie della riproduzione. La maternità surrogata non è in se stessa una tecnica di riproduzione, ma una pratica sociale che utilizza tecniche inizialmente create per altri fini ed è favorita dalla rapida crescita di un gigantesco mercato della riproduzione umana che viola la libertà, dignità e integrità fisica delle donne. Agenzie specializzate reclutano le madri portatrici e organizzano la rete dei committenti a livello internazionale guadagnando somme assai rilevanti. Il mercato è stimato a diversi miliardi di dollari per anno. In alcuni paesi, le madri portatrici sono reclutate tra le popolazioni più povere: in India sono reclutate nei villaggi per essere poi concentrate in cliniche fino alla nascita del bambino, così esse sperano di uscire dalla miseria grazie a un compenso superiore al reddito medio annuale.

 Legittimare un simile mercato della riproduzione umana sarebbe una sconfitta per le donne e per il Diritto internazionale, specialmente la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione verso le donne (CEDAW).

Inoltre la pratica della GPA contrasta con molti strumenti giuridici internazionali di protezione dei diritti umani. È, innanzitutto, contraria alla Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei riguardi delle donne (CEDAW). In effetti, poiché consiste nell’appropriazione specifica delle capacità riproduttive delle donne, essa è profondamente discriminatoria e contraria all’obiettivo del pieno sviluppo e progresso delle donne verso il pieno godimento dei diritti umani fondamentali previsto dall’articolo 3. È ugualmente contraria all’articolo 6 della Convenzione CEDAW che prevede la repressione del commercio delle donne: sfruttare la fragilità economica e/o sociale di alcune donne per spingerle, in cambio di denaro, a mettere le loro capacità riproduttive al servizio dei più ricchi non è nient’altro che commercio.

È anche contraria alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla schiavitù (articolo 1 che definisce la schiavitù come lo stato o la condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi del diritto di proprietà o di alcuni di essi, nel caso in questione l’acquisizione di un diritto d’uso sulla persona e il corpo della donna al fine di appropriarsi del bambino di cui è incinta), la
Convenzione internazionale dei diritti del bambino (articolo 7 § 1 sul diritto a conoscere i genitori e di essere allevato da loro, articolo 9 §1 che mira ad evitare che il bambino sia separato dai suoi genitori contro il loro volere e articolo 35 che prevede la lotta contro il rapimento, la vendita o la tratta di minori per qualsiasi scopo e sotto qualsiasi forma), il Protocollo facoltativo alla Convenzione dei diritti dell’infanzia, riguardante la vendita di bambini, la prostituzione minorile e la pornografia avente a oggetto bambini (articolo 2 a) che definisce la vendita di bambini come la consegna a un terzo dietro compenso o vantaggi e articolo 3 che esige il reato penale per la vendita di bambini come per l’ottenimento indebito del consenso all’adozione di un bambino in violazione delle norme giuridiche internazionali in materia di adozione), il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale volta a prevenire, reprimere e punire la tratta delle persone, in particolare la tratta di donne e bambini (articolo 3 a) che definisce la tratta come il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggiamento o accoglienza di persone soprattutto con l’inganno, l’abuso d’autorità o di una situazione di vulnerabilità per scopi di sfruttamento), la Convenzione relativa all’adozione internazionale (specie l’articolo 4 sull’assenza di accordi prima della nascita e di compensi, come lo spirito generale di questa convenzione), la Convenzione del Consiglio d’Europa in materia di adozione di bambini (articolo 5 sull’assenza di consenso preventivo alla nascita), la Convenzione del Consiglio d’Europa, detta di Varsavia, sulla lotta contro la tratta di esseri umani, la Convenzione del Consiglio d’Europa sui diritti dell’uomo e la biomedicina, detta Convenzione di Oviedo (articolo 21) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che stipulano che “Il corpo umano e le sue parti non devono essere, in quanto tali, fonte di profitto”.

  1. È importante a questo proposito ricordare le recenti prese di posizione contrarie al riconoscimento e alla regolamentazione della maternità surrogata da parte di istituzioni regionali come il Parlamento europeo el’Assemblea del Consiglio d’Europa. E’ importante anche ricordare le indicazioni contrarie contenute nelle conclusioni della Commissione di inchiesta governativa in Svezia e anche le azioni di protezione nazionale che sono state stabilite o stanno per esserlo in India, Cambogia, Tailandia, Tibet dinanzi al pericolo di essere classificati, nel quadro di una nuova ripartizione internazionale della riproduzione umana operata dal mercato, come “paesi riserva di uteri o paesi riproduttori”.
  2. Noi viviamo in un sistema mondiale dove il divieto esistente in alcuni paesi è praticamente cancellato dal semplice fatto che i loro cittadini, spesso contattati dalle agenzie delle madri portatrici, si recano all’esteroper aggirare la legislazione nazionale. Spesso le giurisdizioni nazionali, quando sono coinvolte, ignorando l’esistenza di una madre portatrice, si adeguano alla situazione di fatto e la ratificano.
  3. È dunque necessario coinvolgere le agenzie dell’ONU per creare sul piano internazionale le condizioni per l’abolizione della maternità surrogata.

Per rendere pienamente efficace la lotta contro questa pratica, converrà anche prevedere accordi internazionali al fine di scoraggiare lo spostamento di cittadini da stati in cui la maternità surrogata è illegale verso gli stati che la consentano e organizzare sistemi di repressione dell’attività di intermediazione.

Inoltre per i casi esistenti sarebbe importante mettere a punto una procedura di riconoscimento del neonato conforme alle regole sui diritti del bambino, in particolare dell’articolo 7 §1 della Convenzione dei diritti del bambino che deve essere letto come quello che dà a quest’ultimo il diritto di conoscere la madre che l’ha messo al mondo dopo averlo portato in grembo per nove mesi e, nella misura del possibile, di essere allevato da lei.

 

Con questa petizione chiediamo alle seguenti Autorità:

Organizzazione Nazioni Unite – O.N.U.

Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres

 

Al Consiglio dell'Unione europea

Al Presidente Donald Tusk

Al Presidente del Parlamento Europeo

Antonio Tajani

Al Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana

Prof. Conte

Al Componente del Gruppo Interparlamentare “Famiglia, Vita e Libertà”

Senatore Lucio Malan

Al Senatore della Lega;  Pillon

 

  1. contrastare sul piano interno, europeo e sovranazionaleogni forma di legalizzazione della surrogazione di maternità;
  2. assicurare la corretta applicazione delle norme penaliche vietano la surrogazione di maternità e la commercializzazione di gameti, (L. 40/2004, art. 12, comma 6) al fine di prevenire e di reprimere l’operato di agenzie straniere, enti diversi, professionisti o altre persone, che promuovano, realizzino, organizzino o pubblicizzino in qualunque forma le pratiche di maternità surrogata in Italia;
  3. adottare ogni iniziativa utile a promuovere l’adozione di un’apposita convenzione internazionale per l’abolizione universaledella pratica di surrogazione della maternità.

Con osservanza

Il Comitato Direttivo del Movimento Evangelico Famiglie Italiane

Vice Presidente Enilla Pistoia – Vice Presidente Ottavio Prato

Presidente del Movimento Evangelico Famiglie Italiane

Bondesan Giovanbattista